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«La pratica val più che la
grammatica» (proverbio).
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«Nessun cibo, nessuna bevanda, nessun colore, nessun abito; nessun giorno
[particolare], nessun gesto è proibito né imposto, e invece tutto è libero
per tutti, purché praticato sobriamente e con misura. Non queste cose sono
proibite, ma il disordine, l’eccesso, l’abuso» (Martin Lutero, WA 10 I 1,
33).
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«Le persone sono come le
finestre di chiesa: se il sole splende, splendono in tutti i colori ma, se
arriva la notte, solo una luce nell’interno può portarle a essere pienamente
valorizzate» (~ Elisabeth Kübler-Ross).
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Teoria e prassi: Questo
neologismo ricalca altri voci della nostra lingua, ad esempio «chiropratica».
Il nostro termine significa «pratica di chiesa»; al centro c'è la
comunità locale e i suoi rapporti interni ed esterni.
Abbiamo scelto questa designazione per marcare la
differenza con «l'ecclesiologia», termine che designa la dottrina
della chiesa. Mentre quest’ultima si
occupa degli aspetti teorici e generali del problema, «l’ecclesiopratica»
intende analizzare soprattutto gli aspetti concreti, specifici e
funzionali.
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Pratica e prassi: La
«pratica» è l’applicazione concreta dei principi vigenti in una
certa disciplina. È la realtà dei fatti, è l’attuazione concreta.
Designa anche l’esperienza nata dalla consuetudine con una certa
attività.
Il termine «prassi» distingue l’attività pratica in
contrapposizione a quella teorica e designa altresì la procedura che
abitualmente bisogna svolgere in una certa attività.
In
questa linea editoriale è uscita la prima opera dal titolo Uniti
nella verità, come affrontare le diversità, a cura di Nicola
Martella e con contributi di diversi autori.
I libri che saranno presenti in
questa categoria, intendono aiutare ad affrontare i
problemi concreti delle chiese
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«Uniti nella verità, come
affrontare le diversità»: Le «diversità»
nella chiesa locale e fra i cristiani biblici possono
essere una risorsa oppure possono essere valutate come
un grave problema
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